“Brutti, sporchi e cattivi”: il Messina supera l’esame Derby dello Stretto
I biancoscudati sfiorano il colpaccio al “Granillo” ma l’1-1 finale è un’iniezione di fiducia importante all’esordio di mister Feola in panchina.
Rammarico misto ad orgoglio, paure e timori che hanno lasciato spazio ad una rinnovata speranza, sfottò e provocazioni esclusivamente sui social perché appare pura utopia, nel 2026, poter assistere a match di tradizione e storicità con la presenza di tifoseria ospite. Il Derby dello Stretto ha regalato l’ennesimo pomeriggio di passione dove sentimenti e stati d’animo contrastanti si sono uniti lungo oltre novanta minuti di grande intensità sul prato verde del “Granillo”. Nessun vincitore né vinto ma è chiaro che l’1-1 finale ha un peso specifico decisamente diverso in base alla sponda dello Stretto nel quale si vive, si soffre e si tifa.
E’ vero alle nostre latitudini siamo ridotti ad una Serie D che non fa onore ad entrambe le piazze. Ma il passato deve insegnare che anche le migliori storie e le più esaltanti scalate sono partite dal dilettantismo. Messina e Reggina si trovano nel limbo della Serie D ma con obiettivo stagionali diametralmente opposti. Per questo motivo il pareggio al triplice fischio è stata una grande boccata d’ossigeno per i biancoscudati ed un mezzo passo falso per gli amaranto. Eppure, circondati dalla splendide cornice sugli spalti dove mancavano ahimè solo i messinesi, i calciatori in campo hanno dato davvero tutto con grande grinta, passione e senso di appartenenza. Lo hanno fatto perché, a prescindere dalla categoria, un derby è sempre una partita che azzera qualsiasi tipo di valore assoluto e va vinto a tutti i costi. Lo sapevano i calciatori di mister Torrisi schiacciati dalla pressione della vigilia, lo hanno compreso benissimo gli uomini di mister Feola dopo l’umiliante e pesante 2-5 subito contro l’Enna solo una settimana prima.
Ecco sette giorni, la famosissima “settimana decisiva”, divenuta slogan di questa stagione in ogni situazione dalle vicende in tribunale, alla cessione al Racing City Group passando per gli aspetti di campo e mercato. La scelta del presidente Davis è stata quella di affidarsi ad un nuovo tecnico con un mese di ritardo. Feola, infatti, era il sostituto prescelto per il post Romano prima della scelta interna ricaduta su Alessandro Parisi. Il tecnico campano, però, ha saputo attendere e, senza alcuna acredine nei rapporti, ha risposto presente alla seconda chiamata ricevuta portando con sé esperienza e decisionismo che sono fondamentali per il rush finale di stagione. Qualcuno dirà che si è perso un mese ma la verità è che stiamo affrontando una stagione che ha ben poco di razionale e lineare.
Quindi come è stato il primo Messina di Feola all’esame più importante del campionato? Assolutamente promosso per chi ha comprensione davvero di come vada il calcio specialmente in queste categorie. Non si potevano attendere stravolgimenti tattici o un cambio di pelle assoluto per una squadra che, a livello tattico e tecnico, non ha la capacità di svoltare improvvisamente. Quindi si è rispolverato il vecchio abito dall’armadio: compattezza tra i reparti, grande grinta e spirito di sacrificio unito al cinismo sotto porta. Il Messina ha saputo resistere ai primi quindici minuti di pressione della Reggina che ha impegnato Giardino oltre ad una traversa colpita da Di Grazia. Un segno di unità che ha scalfito le certezze amaranto e le ha sgretolate con la rete di Tedesco da vero opportunista nell’unica occasione creata. Da lì in poi è entrato in gioco veramente mister Feola. Il Messina non è passato al catenaccio ad oltranza ma, al contrario, ha sempre tenuto viva l’opportunità del contropiede sfruttando la velocità di Tourè ed Oliviero sugli esterni.
Un piano partita che si è rivelato pienamente azzeccato. La Reggina, di fatto, si è affidata ai singoli con mister Torrisi costretto nella ripresa a proporre una squadra decisamente offensiva con doppio centravanti e due esterni abili nell’uno contro uno. L’infortunio di Edera sembrava il segnale che il Messina potesse portarla a casa ma, proprio sulla destra, è arrivato il cross per l’incornata vincente di Palumbo, elemento in campo proprio per il calciatore infortunato. Sono giochi del destino ma, al netto di polemiche sui singoli episodi, l’1-1 può essere accolto come un risultato positivo. Il rammarico per aver sfiorato il blitz è evidente ma anche muovere la classifica è un primo passo importante.
Un altro mattoncino verso la salvezza diretta dal momento che, in contemporanea, sono cadute Castrumfavara, Ragusa, Vibonese, Sancancataldese ed Acireale. Adesso arrivano due sfide della verità dove puntare al bottino pieno diventa obbligatorio. Al “Franco Scoglio” arriverà il Sambiase, squadra quadrata e capace di fermare sullo 0-0 l’Igea Virtus. Poi toccherà allo scontro diretto contro il Castrumfavara che vale doppio. In questo arco temporale si potrà veramente vedere la mano di mister Feola che, prima del piano tecnico-tattico, dovrà ridare convinzione a tutto il gruppo di poter concludere positivamente il “miracolo sportivo” stagionale.
Dal Derby dello Stretto sino alla salvezza diretta: questo è l’unico percorso che oggi conta.


