Ciao Nicola, uomo simbolo di un Messina impresso nella storia
Si è spento, all’età di 70 anni, lo storico direttore sportivo che firmò la grande scalata della Biancoscudata sotto la presidenza Aliotta.
Difficile non ricordare il glorioso passato quando il presente, da qualche anno, è tristemente legato ad eventi negativi, pochi sorrisi e tanta frustrazione. Non è facile essere tifosi perché è una questione di appartenenza, di identità, di assoluta fede. In riva allo Stretto lo sappiamo bene cosa significa affrontare le difficoltà ed attraversare dei lunghi tunnel oscuri dove non si intravede alcun spiraglio di luce.
Oggi, con alle spalle un recentissimo fallimento (l’ennesimo), stiamo provando a rialzarci con una proprietà venuta da lontano ed una dimensione dilettantistica dove l’essenza del calcio si sta perdendo sempre di più. Eppure è proprio da queste categorie che tanti anni fa inizio la scalata dell’ultimo Messina veramente vincente e strettamente legato alla propria comunità. Era il FC Messina dell’indimenticato presidente Emanuele Aliotta e, dopo la vittoria di quel torneo di Serie D, iniziò una scalata indimenticabile sino all’Olimpo del calcio italiano. Il grande protagonista di quelle stagioni di fine anni Novanta ed inizio Duemila fu, senza dubbio, Nicola Salerno sbarcato a Messina dopo una scelta oculata e vincente da parte di Ciccio La Rosa.
Un uomo di campo, un grande dirigente ed abile scopritore di talenti quando il calcio lo si faceva con un lavoro certosino e quotidiano senza affidarsi ad algoritmi o suggerimenti dell’intelligenza artificiale. Per chi, come me, ha vissuto quelli anni da bambino, la scalata del Messina rappresenta un momento unico e, probabilmente, ineguagliabile. I calciatori del Messina erano amati e coccolati da tutta la città e si viveva di adrenalina durante tutta la settimana prima della partita domenicale. Il “Celeste” non era un semplice stadio cittadino, era un luogo mistico capace di trasformarsi in un tempio sacro che nessuna squadra riusciva a conquistare. E poi c’erano quelli uomini simbolo fuori dal campo capaci di costruire una macchina perfetta in ogni suo aspetto.
Nicola Salerno aveva uno stile unico e riuscì a far innamorare un’intera tifoseria. E’ stato l’esempio lampante del sapere fare calcio con programmazione, organizzazione e visione futura. Ognuno aveva il proprio ruolo, ognuno con la propria professionalità, ognuno con un solo obiettivo: il bene del Messina. Ecco forse proprio questo aspetto dovrebbe insegnarci qualcosa in un momento storico nel quale troppi “personaggi in cerca d’autore” hanno abusato del Messina solo per i propri interessi personali. Guardiamo, allora, a quegli anni non solo con emozioni legate alle vittorie ma anche con la consapevolezza che si può imparare tanto dal passato.
Se ne va, troppo presto, un uomo che è entrato nella storia di questa città ma che ha lasciato un segno indelebile anche in tantissime altre piazze del calcio italiano. Per noi che abbiamo vissuto, da bambini e ragazzini, quella splendida scalata resta un vuoto difficile da colmare. Il nostro auspicio è quello di poter rivedere, nei prossimi anni, un Messina che possa tornare al centro della propria città e che si possa ricreare quel legame indissolubile a 360 gradi.
Non sarà facile ricostruire tutto questo e, prima delle vittorie in campo, serviranno gli uomini giusti al posto giusto.
Perché, purtroppo, di protagonisti come Nicola Salerno, il calcio di oggi non ne conosce più.


