Crisi Messina, chi si assume la responsabilità? Uno, nessuno e centomila
Biancoscudati sull’orlo del baratro con il rischio concreto di retrocessione in Eccellenza e nessun punto di riferimento pronto a trascinare il gruppo e l’ambiente nelle prossime partite.
Ci siamo presi del tempo. Ulteriori 24 ore per ragionare, riflettere ed analizzare una situazione in cui la lucidità è fondamentale mentre l’impulsività potrebbe prendere il sopravvento. Siamo giornalisti, siamo addetti ai lavori ma, prima di tutto, siamo tifosi che, chi più chi meno, ama visceralmente questa maglia e questi colori. Appartenenza e passione, però, possono aiutare fino ad un certo punto quando una situazione rischia di calare a picco in maniera inesorabile. Questa stagione 2025/2026 può, addirittura, superare di gran lunga quella scorsa sotto l’aspetto della schizofrenia e delle vicende grottesche. Si è persa anche quell’ultima vena ironica che aveva accompagnato gli atti finali dell’era Sciotto. Adesso il Messina è davvero vicino alla fine: sportiva, societaria, ambientale e di comunità.
Ma andiamo con ordine e, come giusto che sia, non verrà analizzata l’ennesima sconfitta interna maturata contro la Gelbison. Da tempo, infatti, abbiamo deciso di andare oltre gli aspetti tecnico-tattici perché riteniamo che la salvezza di questa stagione passi più dal cuore, dalla grinta e dall’unione di intenti. Tutte caratteristiche che il Messina della prima parte di stagione aveva. D’altronde non si recupera un -14 in classifica solo con la fortuna, gli episodi favorevoli ed un po’ di buona volontà. Giunti ad aprile, però, appare stucchevole andare a ribadire ciò che è trito e ritrito. Soffermiamoci, invece, sulla nuda e cruda realtà: purtroppo abbiamo perso il gruppo squadra, non abbiamo più dei leader/motivatori pronti a trascinare tutto il mondo biancoscudato 360 gradi e, soprattutto, non abbiamo una società intesa come dirigenza operativa.
Tralasciando il fatto che ancora attendiamo un’organigramma da parte del Racing City Group, adesso ci sono altre priorità e la salvezza è l’unica via per dare un minimo di futuro al calcio cittadino. Si è dilapidato tutto quanto costruito nel girone d’andata mentre gli errori si sono accumulati uno dietro l’altro in ogni ambito e settore. Insomma non c’è stata una mossa vincente, una scelta azzeccata, una decisione puntuale e precisa. Solo tantissima confusione mascherata da un’attività social utile per alzare polveroni e vendere “aria fritta”. La cosa che fa più paura è il totale distaccamento dalla realtà: da una parte una squadra che non vince da settimane e che si ritrovata ad un passo dalla retrocessione diretta, dall’altra qualsiasi tipo di sponsorizzazione dalla birra brandizzata alle colombe per le imminenti festività pasquali.
Ed allora, in un contesto così delirante, è giusto evidenziare che nessuno si è mai preso la responsabilità di questo scempio sportivo. Nessuno ha deciso di metterci la faccia. Nessuno ha avuto il coraggio di affrontare microfoni e telecamere. A partire dalla coppia Justin Davis – Morris Pagniello, il fulcro del progetto Racing Group nel mondo. Purtroppo, però, a Messina non si vive di calcio giovanile o di mirabolanti progetti social. Qui, in riva allo Stretto, il calcio è parte integrante da oltre un secolo con generazioni e generazioni di tifosi che hanno gioito, sofferto, pianto ed esultato. Qui da noi il calcio è un’altra cosa ma, in realtà, il pressapochismo palesato fino ad ora non sarebbe consono nemmeno per le categorie regionali.
Fino ad ora ci siamo dovuti accontentare di qualche post strappalacrime del presidente su Instagram e sul mutismo di Pagniello anche se presente in città. Già questo basterebbe per capire come questo Messina non abbia una guida dall’alto in un momento così delicato. Ciò non toglie che nessun altro può vantare alcun alibi. Il direttore sportivo Evangelisti è totalmente scomparso dai radar dopo un calciomercato invernale totalmente floppato sotto ogni aspetto. Nessun rinforzo adeguato, una rosa ricca di lacune e tanti innesti di “facciata” o utili per fare minutaggio. Poi toccherebbe a mister Feola, designato da molti come il salvatore della patria dopo il problematico Romano e l’inesperto Parisi. Beh che dire del tecnico campano: sul campo nessuna vittoria, in sala stampa scriteriato nelle dichiarazioni della vigilia e totalmente latitante dopo il triplice fischio. Non solo una mancanza di professionalità ma, anche e soprattutto, di rispetto verso i tifosi ed i giornalisti che svolgono il proprio lavoro.
Ed infine arriviamo ai calciatori. Come detto in questa crisi nessuno ha alcun alibi e giustificazione. Le responsabilità vanno distribuite a tutte le parti in causa anche se con percentuali diverse. Tuttavia qui non parliamo dei singoli ma di un intero gruppo che ha perso totalmente la fame della prima parte di stagione. Di slogan e belle parole sono tutti stufi specialmente se non sono seguiti dai fatti in campo.
Adesso mancano solo cinque partite al termine della regular season. Spetta esclusivamente a voi calciatori firmare questa salvezza. Salvare il Messina non è solo un obbligo ma un imperativo per non entrare nella storia dalla porta di servizio: gli unici protagonisti, nella loro totalità, a far retrocedere il Messina nel campionato d’Eccellenza.
Alle porte c’è l’ostica trasferta di Torre Annunziata. Arrivati a questo punto non ci aspettiamo nessun regalo di Pasqua, solo un risultato positivo nei novanta minuti.


