“Game Over”, Messina in Eccellenza: la retrocessione si materializza a Ragusa
Non ci sono alibi, giustificazioni, scuse che possano lenire l’umiliazione più pesante della storia recente del Messina. I tifosi, la politica, l’intera comunità prendano coscienza che il futuro del calcio cittadino ha bisogno di altre basi e prerogative, adesso totalmente assenti.
L’epilogo più amaro è arrivato in un triste pomeriggio di inizio maggio. Un incubo senza fine che dura da più di vent’anni ma che si sta arricchendo, stagione dopo stagione, di pagine sempre più umilianti. Il Messina è in Eccellenza e fa strano già solo scriverlo, figuriamoci dirlo a voce alta. Eppure è questa la realtà, una nuda e cruda verità che dovrebbe aprire gli occhi a tutti. Almeno questo è l’auspicio che ci poniamo perché, già poche ore dopo il disastro sportivo, si sta facendo largo anche la visione “ottimistica” di tutta la vicenda. Sembra davvero assurdo ma leggere messaggi, quasi carichi di positività, che inneggiano ad una pronta scalata e risalita oltre che alla costruzione di una corazzata lasciano davvero allibiti.
Il Messina è in Eccellenza, ma probabilmente questa città si è talmente abituata alla mediocrità di non rendersi conto della gravità di ciò che è successo. Nel giro di un solo anno, infatti, la Biancoscudata è passata dal calcare i campi di calcio del professionismo al ritrovarsi in un campionato regionale. Dalle trasferte in giro per l’Italia, il Messina farà visita solo alle squadre del proprio circondario e delle province vicine. E sia ben chiaro, vale la pena sottolinearlo per gli analfabeti social funzionali, qui non si sta parlando di tifo, passione, identità o appartenenza: quella lo hanno dimostrato centinaia e centinaia di messinesi che hanno gremito l’Aldo Campo di Ragusa (mica San Siro con tutto il rispetto).
Qui stiamo parlando di prendere coscienza della realtà che ci circonda. Questa retrocessione è una pietra tombale che, in cuor nostro, sappiamo bene pone fine al calcio in città per come lo intendiamo noi. Perché questo, cari amici, non è calcio ma improvvisazione, pressapochismo, superbia e vanità. Abbiamo assistito ad una stagione grottesca dove non contano i soldi spesi per salvare il titolo dal fallimento. Conta tutto il resto dove il marketing, fine a se stesso, ed una comunicazione a forti tinte AI ha messo in un angolino la programmazione sportiva, la progettualità, la visione a 360 gradi di una società calcistica. Non stiamo parlando di Serie A ma ciò non toglie che anche nel dilettantismo ci sono delle regole non scritte da seguire. Dalla proprietà, passando per la dirigenza di fatto inesistente, sino allo staff tecnico ed alla squadra, tutto si è sgretolato dal calciomercato invernale in poi. A tutto questo aggiungiamoci anche i personaggi in cerca d’autore di questa vicenda: dagli Yes Man di turno passando per i lecchini di professione fino agli eredi di Giuda pronti a tradire la maglia per puri scopi personali.
Perdonateci tutti ma adesso lo possiamo dire: che schifo! Su questi argomenti siamo rimasti in silenzio nel corso delle settimane anteponendo il bene della squadra verso l’obiettivo salvezza. Adesso che il fallimento si è compiuto non possiamo rimanere in silenzio. Di fatto non parliamo di futuro perché non c’è alcun futuro per il Messina calcio se perdureranno questi principi e prerogative. Se davvero vogliamo parlare di calcio vero, anche in Eccellenza, serve una rivoluzione totale in ogni ambito: professionisti del settore, veri conoscitori delle categorie, gente con il pelo sullo stomaco e che preferisce fare i fatti senza la ribalta social. Ma, soprattutto, servono dei punti di riferimento in città che possano reggere le pressioni di una lunga stagione.
Diciamo basta alle scuse di circostanza, ai mille alibi, al più facile dei vittimismi. Il disastro è stato già compiuto quindi, adesso, serve solo silenzio, riflessione e scelte nette. Se, davvero, ci sarà una rinascita del calcio a Messina passerà da un cambio di rotta definito e improrogabile. Dal canto nostro siamo abituati anche a vivere la polvere dei terreni di gioco nelle campagne siciliane e tutto questo non ha mai fermato il nostro lavoro e la nostra passione.
Ma oltre al cuore, adesso, serve il cervello e non i sentimentalismi. Il Messina merita rispetto e nessun discorso filosofico. Risparmiateci i vostri lunghi post sui social, anche perché ormai nessuno ha le palle di metterci la faccia di fronte alle telecamere. Fatevi un approfondito esame di coscienza e poi prendete le decisioni che ritenete più opportune.
Di certo qualsiasi cosa succederà non cancellerà la più grande umiliazione di tutte: il Messina in Eccellenza.


