Messina, la paura di vincere non è sinonimo di salvezza
Nello scontro diretto del “Bruccoleri”, i biancoscudati vedono sfumare il successo nel finale contro il Castrumfavara: un altro passo indietro verso la rincorsa salvezza
Dal suo approdo ufficiale in riva allo Stretto, mister Feola ha avuto un approccio comunicativo sempre propositivo e diretto. Un atteggiamento che caratterizza perfettamente un allenatore d’esperienza, di campo e di personalità. Per questo motivo ogni conferenza stampa, ogni intervista, ogni commento post partita rappresenta un momento di profonda riflessione perché le singole parole vanno interpretate e non indirizzano mai verso luoghi comuni, slogan o frasi di facciata.
Questa premessa è doverosa in quanto è molto facile, al giorno d’oggi, equivocare o stravolgere determinati concetti specialmente se divulgati a mezzo social. Dopo il triplice fischio della sfida di Favara terminata sull’1-1, la delusione mista a rabbia e paura è stata evidente in tutto l’ambiente messinese. La squadra continua a non dare le risposte sperate sul terreno di gioco e la vittoria manca ormai da quattro turni durante i quali sono stati raccolti appena due punti. Un cammino difficile e rallentato che mette a serio rischio l’obiettivo salvezza mentre lo spettro dei playout e della retrocessione diretta sono sempre dietro l’angolo. Per questo non è facile assimilare questo risultato ed accettare che, ad oggi, il Messina non è squadra che riesce ad essere propositiva pur con in palio una posta altissima. Concentrandoci, però, su mister Feola le sue dichiarazioni post partita hanno fatto rumore perché ci si è concentrati esclusivamente sulle seguenti parole “c’è stata la paura di vincere”.
Il concetto è stato sviluppato successivamente dal tecnico che ha parlato a 360 gradi del momento squadra tra passato e presente. Tuttavia è proprio l’incipit del discorso che ha fatto male a tutti i tifosi: una squadra che deve salvarsi con le unghie e con i denti non può avere paura di vincere. Appare evidente che Feola non cercasse un alibi anche perché la sua esperienza insegna che, in queste categorie, le partite si conquistano prima con cuore e nervi e dopo con la tecnica. Tuttavia non bisogna cedere agli estremismi individuando nel tecnico un facile capro espiatorio in questo momento. Lo si era fatto con Romano prima, poi con Parisi ed ora con il terzo allenatore stagionale.
E’ vero tutti noi ci aspettavamo un netto cambio di rotta dopo l’ennesimo stravolgimento voluto dalla proprietà. Eppure appare evidente che non si può imputare ad una singola persona l’andamento negativo di queste settimane. La squadra, infatti, sta lanciando segnali molto preoccupanti perché il giudice supremo resta il terreno di gioco e non servono le frasi e gli appelli fuori dal campo. Abbiamo tutti noi la consapevolezza di avere un gruppo squadra che tanto ha fatto nel girone d’andata, come riconosciuto dallo stesso Feola, ma non si può continuare a guardare agli scorsi mesi senza una proiezione al futuro prossimo. Allo stesso tempo, e questo lo sottolineavamo anche in Serie C, il futuro del Messina non può dipendere dalle disgrazie altrui.
Il rigore di Varela allo scadere, quindi, è solo l’ultimo dei segnali che questa squadra sta lanciando a tutti noi. C’è ancora spazio di manovra fortunatamente ma le chance non devono essere sprecate con leggerezza. Purtroppo questo pareggio non solo non ha riacceso l’entusiasmo ma ci accompagnerà per quindici lunghi giorni vista la sosta prevista per il prossimo weekend. A metà mese si tornerà in campo e, al “Franco Scoglio”, arriverà una Nissa in piena corsa promozione.
Il Messina i suoi jolly se li è già giocati tutti. Adesso bisogna, esclusivamente, guardarsi negli occhi ed avere la consapevolezza che c’è un obiettivo chiaro da raggiungere. A mister Feola la responsabilità di un compito difficile ma necessario: puntare su quei calciatori che ci credono davvero.


