Messina, non rischiare col fuoco: perseverare è diabolico
I biancoscudati cadono, in superiorità numerica, a Gela e certificano uno stato di crisi e confusione generale dalle questioni di campo sino al piano societario – gestionale.
14 dicembre 2025. Questa la data dell’ultima vittoria del Messina, al “Franco Scoglio”, contro l’Igea Virtus. Un successo vitale e prestigioso contro la capolista dopo una partita di sacrificio e di estremo cinismo nell’unica occasione costruita. Le problematiche, però, c’erano già allora e non ci eravamo nascosti dietro i risultati per evidenziarli. La squadra aveva già iniziato a stentare dal punto di vista fisico e solo una grande compattezza e quel pizzico di fortuna aveva permesso di limitare i danni e continuare a far punti.
Tuttavia l’errore più grande, in quel momento, era proprio cullarsi sugli allori e pensare che la questione salvezza sarebbe stata una formalità nel girone di ritorno. Nulla di più sbagliato e, purtroppo, è proprio quello che è accaduto. Nelle ultime quattro giornate, la squadra ha racimolato appena due punti non riuscendo né a ridurre il gap sulla salvezza diretta né agganciare il treno dei playout. Insomma ci si attendeva un inizio di 2026 con il piede sull’acceleratore sfruttando un calendario favorevole. Al contrario la squadra sta palesando enormi difficoltà a 360 gradi e non sta aiutando, certamente, nemmeno l’extracampo.
Sembra paradossale ma, dopo aver mandato in archivio le questioni come fallimento, liquidazione giudiziale ed esercizi provvisori, la situazione non sia migliorata ma si sta scontrando con tante difficoltà che in molti avevano sottovalutato o, addirittura, non considerato. Il calcio non è una scienza esatta e non esiste alcuna formula magica per rimettere le cose al proprio posto nell’arco di poche settimane. Per questo motivo avevamo predicato calma perché il lavoro del Racing City Group era solo all’inizio e necessitava di base solide. Ad oggi si è un po’ persa la bussola generale mettendo al primo posto delle questioni che non sono prioritarie come la salvezza. Lo ribadiamo con forza ancora una volta: mantenere la categoria, ad oggi, è l’unica cosa che conta perché l’eventuale retrocessione azzererebbe qualsiasi altro discorso.
Fatta, per l’ennesima volta, questa precisazione manteniamo il nostro focus sulla squadra e sul pieno supporto al gruppo che deve portare la piazza verso l’obiettivo di fine stagione. In questo momento poco contano le campagne di marketing, le azioni sociale, le promozioni e tutta l’attenzione mediatica costantemente ricercata. Questo è un mondo che cozza terribilmente con la dimensione della Serie D. Serve sacrificio, sudore e sangue ogni giorno in allenamento e poi la domenica in partita. Nell’arco di un girone, su cinque sconfitte totali, due sono arrivate proprio contro il Gela. Una squadra che è cambiata totalmente e che da Sarao e Mbakogu è passata a calciatori dal curriculum decisamente inferiore ma con tanta fame. Da qui nasce una sconfitta pesantissima, con una prestazione totalmente scadente da parte del Messina e contro una squadra senza particolari esigenze di classifica ma determinata, specialmente, dopo l’inferiorità numerica.
Adesso sarebbe facile puntare il dito, come tanti stanno facendo in queste ore, su Alessandro Parisi. Il tecnico, però, è l’ultimo dei colpevoli per quanto visto a Gela. Piuttosto interroghiamoci su come sia passata la settimana di preparazione alla gara: tra il toto casting per l’allenatore, con i molteplici candidati portati avanti da diverse anime societarie, e gli pseudo sogni di mercato davvero stucchevoli quali Douglas Costa e Pato.
Insomma cerchiamo di responsabilizzarci un po’ tutti e di tornare a tenere i piedi ben saldi a terra. Domenica, al “Franco Scoglio”, arriva l’Acireale reduce da una quasi impresa contro l’Igea Virtus. Tornare a vincere è l’unica medicina utile in questo momento perché nessuno ci regala niente a maggior ragione per il nome che portiamo.


