Siracusa-Trapani a braccetto in Serie D: quando le responsabilità sono dei presidenti
Prosegue la crisi del calcio siciliano con due storiche piazze che perdono il professionismo e vedono un futuro sempre più oscuro e incerto
A volte il destino gioca dei brutti scherzi nella vita di ognuno di noi. Lo sport e il calcio fanno parte della nostra quotidianità e, come tali, vengono influenzati anche da tutto ciò che ci circonda. Trapani – Siracusa, ultima giornata del Girone C di Serie C, è l’emblema di un’annata scellerata, grottesca e schizofrenica vissuta nella nostra isola. L’ennesimo schiaffo pesante che il calcio siciliano subisce in un contesto nazionale di crisi irreversibile, nessuna prospettiva futura e costantemente costellata da scandali di ogni natura.
Perdiamo due piazze importanti in Serie C, entrambe tornano nel dilettantismo e lo fanno giocando un derby amaro, senza alcun valore tranne quello statistico. Due retrocessioni, però, influenzate totalmente dall’extracampo e dalle gestioni di due presidenti che hanno messo l’aspetto sportivo come l’ultimo dei pensieri. Le due facce della medaglia sono proprio queste: da una parte Ricci e Antonini che dovranno rispondere delle loro responsabilità, dall’altra Aronica e Turati giovani allenatori che non hanno mai abbandonato i propri ragazzi in un’annata che di calcistico non ha avuto niente. Proprio qui sta il paradosso di un sistema che, ancora una volta, non ha tutelato atleti, addetti ai lavori e, soprattutto, tifosi.
Il rettangolo verde non ha sancito, infatti, alcuna retrocessione. Il Trapani ha conquistato 49 punti che gli avrebbero garantito decimo posto e playoff. Il Siracusa, invece, è arrivato a quota 37 utile per disputare il playout. Nonostante mancassero le condizioni minime per fare calcio a livello professionistico e con continue sentenze dei Tribunali che mettevano a rischio anche il prosieguo del campionato, le due squadre non hanno mai mollato. Per questo motivo Aronica e Turati, siamo sicuri, resteranno nei cuori di due tifoserie umiliate e costrette a guardare al futuro senza alcuna certezza.
Perché, dall’altra parte, ci sono presidenti che hanno sbagliato tutto e non possono trovare alcun alibi. Qui non si tratta di soldi, investimenti o pretese ma di chiarezza e sincerità che non c’è mai stata. A Siracusa tutto è andato in frantumi nel giro di un anno. Dalla splendida cavalcata in Serie D, le grandi ambizioni ed i progetti pluriennali, si è passati ad una crisi economica già nei primi mesi di Serie C: scadenze federali non rispettate, uno scontro mediatico con Walter Zenga di cui tutti avrebbero fatto a meno ed un presidente “scomparso”. La società, al momento, ha evitato la liquidazione giudiziale presentando un piano di rientro del monte debitorio. Allo stesso tempo, però, sono fallite tutte le trattative per la cessione del pacchetto azionario. Insomma il Siracusa è in un limbo dove il continuo tira e molla sta producendo solo danni. E nel frattempo la squadra ha concluso la stagione grazie ai soldi provenienti dalle donazioni di tifosi, imprenditori locali e sponsor. Agli aretusei il merito di aver cercato di raggiungere il miracolo sportivo sino all’ultima giornata.
Spostandoci sulle sponde della Sicilia occidentale, invece, è successo ancora di peggio. Il Trapani, sulla carta, ha sempre avuto una squadra forte da piazzamento playoff. Prima della rivoluzione totale nell’ultima sessione di mercato, però, fuori dal campo è andato in scena lo show di Valerio Antonini. Il vulcanico presidente è andato allo scontro totale con il sistema sportivo italiano ma anche giudiziario. I risultati sul campo sono andati presto in secondo piano. Poi è stato un continuo “bombardamento” social tra video, esposti, post sui social, sentenze e promesse mai mantenute. Allo stato attuale la squadra è retrocessa subendo ben 25 punti di penalizzazione. E’ andata ancora peggio nel basket dove Trapani non solo è stata esclusa dal massimo campionato sino a quelli giovanili ma ha macchiato la propria storia anche in ambito europeo.
Insomma una disastrosa gestione sino alla fine ma che promette di regalare nuove pagine nelle prossime settimane. Attraverso un comunicato ufficiale, infatti, la società ha chiesto di bloccare playoff e playout con la certezza di riuscire a vincere l’ultimo grado di giudizio. In realtà prosegue l’agonia della piazza e della tifoseria in un momento storico in cui ogni parola fa male e pesa come un macigno.
Salutiamo, quindi, Siracusa e Trapani in Serie C con la speranza e l’auspicio di poter rivedere queste storiche squadre pronte a lottare, sul campo, per vincere e non a provare a sopravvivere.


