Messina: un brodino insipido per il mal di vittoria
Nello scontro diretto di Vibo non arriva la tanto attesa svolta. I biancoscudati non escono dalla crisi di risultati e il percorso salvezza si fa sempre più complicato.
“Quando non si riesce a vincere, l’importante è sempre non perdere”. Una delle tante frasi fatte che hanno sempre accompagnato il gioco del calcio dagli albori sino all’epoca moderna. Parole dietro cui trincerarsi specialmente nei momenti bui dove non si vede alcun minimo bagliore di speranza e le preoccupazioni aumentano sempre di più. E’ vero strappare un punticino ed evitare una sconfitta lascia in eredità sempre qualcosa di positivo ma, poi, c’è sempre l’altra faccia della medaglia che non può essere trascurata o messa da parte.
In questo senso il Messina torna a casa da Vibo Valentia con uno 0-0 che lascia poco spazio alle interpretazioni. Le belle parole, le frasi ad effetto e la carica di fronte ai microfoni hanno, nuovamente, lasciato spazio ad una prova incolore in campo con poca voglia di andare a prendersi la vittoria. Già il successo, quei tre punti che mancano addirittura dal blitz di Paternò ad inizio febbraio. Quasi due mesi dopo la prospettiva della Biancoscudata è totalmente cambiata. I jolly sono finiti, gli scontri diretti drammaticamente falliti e la sensazione che la barca stia andando inesorabilmente alla deriva. L’aggravante, questa volta, è che il gruppo squadra ha avuto la possibilità di lavorare lontano dallo Stretto ed in ritiro così da isolarsi da qualsiasi questione esterna ed extracampo. Una decisione fortemente voluta dalla proprietà e che raramente si vede in un contesto di Serie D. Eppure, anche questa volta, non c’è stata la risposta voluta, auspicata e tanto desiderata.
Come sempre evitiamo di addentrarci nell’aspetto squisitamente tecnico e tattico. Piuttosto vogliamo porre l’attenzione su testa, cuore e gambe di questi ragazzi. Tralasciando le scelte di mister Feola più o meno condivisibili, infatti, sono i calciatori a dover dare quel qualcosa in più in questo momento. Fa male dirlo ma è inutile nascondersi, arrivati a questo punto della stagione, dietro la penalizzazione di -14. C’è una netta spaccatura tra un prima ed un dopo nell’annata grottesca di questo Messina. Il primo gruppo squadra, nato nel giro di poche ore a settembre, ha dato tutto quello che poteva con grinta, voglia di non mollare e la consapevolezza di non aver nulla da perdere. Risultati strabilianti che hanno mascherato le enormi lacune di una rosa che manca di qualità ma anche di leadership. Di fatto la rivoluzione avviata nel mercato invernale non solo è stata mal gestita ma non ha colmato le lacune evidenti. Ad oggi noi tifosi ed addetti ai lavori ci troviamo di fronte ad una rosa che ha perso compattezza, certezze ed anche quella voglia di rischiare il tutto per tutto.
Qualcuno lo ha definita “paura di vincere” ma, più semplicemente, questa squadra non riesce più nemmeno a giocarsela la partita. Adesso sono settimane che si collezionano sconfitte casalinghe e pareggi amari in trasferta. Sei giornate senza i tre punti pesano enormemente se si lotta per non retrocedere. L’Eccellenza è uno spettro che fa paura e che, come abbiamo sempre sottolineato, metterebbe la pietra tombale sul calcio cittadino. A tutto questo va aggiunto anche l’andamento delle dirette concorrenti. Lo avevamo anticipato tempo fa: mai pensare di potersi salvare sulle disgrazie altrui.
Queste giornate ci hanno dato, purtroppo, ragione. Il Paternò fanalino di coda ha fatto più punti del Messina, il Castrumfavara condannato da molti si trova a due punti dalla salvezza diretta mentre l’Acireale ha firmato il blitz a Reggio Calabria e, in settimana, potrebbe uscire dalla zona playout vincendo il recupero contro l’Enna. L’orizzonte, quindi, è tutt’altro che positivo attorno a Messina.
La squadra è tornata in città e dovrà preparare un’altra gara fondamentale. Al “Franco Scoglio” arriverà la Gelbison squadra in salute e che vede vicina la zona playoff. A prescindere dalla forza dell’avversario, il Messina è totalmente spalle al muro: vincere non è solo prioritario ma un obbligo assoluto.
E, per una volta, proviamo a concentrarci solo sul campo senza proseguire nel countdown delle “finali” ancora da disputare.


