Marco Rossi racconta il Niscemi: “La salvezza è un orgoglio, abbiamo reagito nel momento più duro”
“Niscemi mi ha convinto per la serietà e l’ambizione del progetto. Dopo tanti di professionismo in giro per l’Italia, ho deciso di avvicinarmi a casa visto che mia moglie è siciliana. Penso che abbiamo disputato un campionato importante da neopromossi, giocandoci l’accesso ai play-off fino alle ultime giornate”. C’è soddisfazione nelle parole di Marco Rossi, esperto difensore che ha scelto proprio Niscemi per vivere una delle fasi più mature della propria carriera.
1oo presenze in Serie A tra Parma, Sampdoria, Bari e Cesena, 91 in B e oltre un centinaio in Serie C per il calciatore classe ’87, che vanta anche qualche gettone nelle Nazionali U21 e U20 e in Coppa Uefa. Rossi ha compiuto un altro passo all’alba dei 38 anni, rimanendo in Sicilia e scegliendo proprio Niscemi. Nonostante le difficoltà, dovute alla frana finita alla ribalta delle cronache nazionali, la formazione di mister Fabio Comandatore si è ben distinta nel massimo torneo regionale.
Ben 21 risultati positivi su 30 per il Niscemi, che ha chiuso il proprio percorso a quota 41 grazie al pirotecnico 4-6 maturato nel trentesimo e ultimo turno di campionato. Un risultato che ha consentito ai gialloverdi di chiudere addirittura a +10 rispetto alla zona play-out. “Le difficoltà che hanno colpito la città – racconta Rossi – ci hanno dato ancora più motivazione, perché sentivamo la responsabilità di rappresentare qualcosa di più di una semplice squadra. Volevamo regalare un sorriso alla gente, dare un motivo di orgoglio e dimostrare che anche nei momenti più duri si può reagire uniti”.
“Il bilancio è sicuramente positivo. Da neopromossi non era semplice, ma abbiamo dimostrato di poter competere con tutti. C’è soddisfazione – aggiunge – ma anche la consapevolezza che si può ancora crescere. A Niscemi sento di dire grazie. La città ci è stata vicina in ogni momento, e questo sostegno si percepiva ogni domenica. Il calcio può essere un traino importante per tutto il paese”.
Il prossimo 30 settembre Marco compirà 39 anni, ma di ritiro non se ne parla affatto: “Finché sentirò dentro la fame, la passione e starò bene fisicamente continuerò a giocare. Mi piacerebbe restare in questo mondo, ma non ho ancora deciso in che ruolo. Guardandomi indietro, qualche rimpianto ci può essere stato ma fa parte del gioco. Sono orgoglioso del mio percorso e di tutto quello che il calcio mi ha dato”.
In conclusione, Rossi si è concentrato anche sulla questione dei giovani calciatori e della loro crescita in un’Italia che fa fatica, come certificato dall’assenza al Mondiale per la terza edizione di fila. I campioni del futuro, tuttavia, a suo giudizio vanno solamente coltivati: “Non credo ci sia un problema dei giovani in Italia ne abbiamo tanti validi e di valore. Credo che sia sbagliata la gestione e il modo di farli crescere. In questo momento storico, tantissime grandi realtà del sud Italia stanno vivendo momenti di difficoltà dovute a gestioni sbagliate negli anni scorsi. Poi in Italia abbiamo un grosso problema a livello di strutture e qua al sud è ancora più amplificato”.
