Messina, giocando con il fuoco ci si brucia: marketing e social non evitano le umiliazioni
La Biancoscudata subisce una delle sconfitte più pesanti della propria storia. L’Enna cala la manita al “Franco Scoglio” e getta nel caos squadra, società e tifosi alla vigilia del derby dello Stretto.
Messina – Enna 2-5. Non è Football Manager né una partita alla Play Station con qualche patch particolare. Non è neppure un incubo o qualche scherzo di cattivo gusto. Per molti potrebbe essere una situazione da metaverso, per noi invece è solo il naturale evolversi di una situazione che da settimane lanciava chiari segnali di pericolo. I tifosi del Messina sono destinati a soffrire e questo è un dato oggettivo. Il KO del “Franco Scoglio” entra, di diritto, nel museo degli orrori biancoscudati che nel corso degli ultimi anni ha potuto esporre tanti altri esempi pregiati. Una debacle del genere riporta in auge alcuni ricordi dell’era Sciotto ma non solo: vero gestione Lo Monaco?
Eppure i due patron del recente passato, che condividevano lo stesso nome Pietro, hanno lasciato il posto a Justin e Morris provenienti dall’altro lato del mondo. Una ventata di freschezza e di novità che, nel giro di qualche mese, si è scontrata con la dura realtà in riva allo Stretto. Fare calcio, in maniera seria, richiede non solo solidità economica ma soprattutto idee, professionalità e competenza. Da quella famosissima conferenza stampa di Villa Pulejo caratterizzata da molteplici annunci mediatici e di impatto, ci siamo ritrovati oggi a fare i conti con tantissime lacune, pressapochismo e scarsa organizzazione. Questo non è un attacco frontale ma un osservazione chiara, puntuale ed oggettiva.
Prima tutto passava in secondo piano perché c’era una squadra capace di compiere un miracolo sportivo con ben 14 punti di penalizzazione. Poi, però, le settimane sono trascorse con un lento declino dal punto di vista sportivo che ha mostrato tutte le difficoltà logistiche, organizzative e, soprattutto, gestionali. Siamo giunti a metà febbraio ed il Messina non ha un organigramma societario. Questa squadra ha perso gli unici punti di riferimento che aveva (Martello e Romano) ritrovandosi alle prese con una situazione travolgente. Svanita la buona sorte sul campo, con qualche colpo di coda come contro Acireale ed a Paternò, il 2026 sta assumendo le sembianze di un anno di sofferenza e non di rinascita. Fa male scrivere queste parole ma è giusto ribadirle, come fatto da settimane da parte nostra, perché ancora c’è il tempo per recuperare e focalizzarsi unicamente sulla salvezza.
Al Messina serve mantenere la categoria. Ai tifosi biancoscudati, quelli veri, non interessano le promozioni, i palloni autografati o le campagne social. Ci sarà tempo in futuro, ma oggi senza la salvezza calerebbe definitivamente il sipario sul Messina calcio. La gestione generale societaria approssimativa, il teatrino sulla sostituzione di mister Romano, un mercato di gennaio condotto senza una logica e con gli arrivi di calciatori da mettere in “vetrina”: questi sono aspetti che, inevitabilmente, si riflettono anche in campo. Poi, però, ci sono anche i protagonisti sul prato verde che non possono avere alcun alibi.
Il ringraziamento generale per avere recuperato il -14 non è mai mancato ma, ad oggi, l’obiettivo non è stato raggiunto. La salvezza è l’unico vero pensiero ed il Messina ha disputato una prima parte di girone di ritorno davvero sconcertante. La squadra ha smarrito qualsiasi certezza, non ha più quella brillantezza fisica che sopperiva alle carenze tecniche ma, in particolar modo, non mostra più garra, sacrificio e sudore su ogni pallone. Per questo motivo la sconfitta contro l’Enna, oltre all’umiliazione nel risultato, è un punto di non ritorno. Si è toccato il fondo e la realtà è palese a 360 gradi. La società, dal canto proprio, sta mostrando ancora una volta una schizofrenia acuta.
Nessuna decisione forte assunta, un silenzio stampa annunciato e ritirato dopo meno di un’ora ed una conferenza stampa affidata al capitano totalmente smarrito ed ad un direttore sportivo che, dal suo arrivo, si è esibito solo in slogan e frasi di circostanza. Era questa l’occasione vera per metterci la faccia senza l’utilizzo dei social. Justin Davis e Morris Pagniello avevano l’obbligo di parlare davanti a microfoni e telecamere. Niente di tutto ciò è avvenuto mentre Parisi è diventato il capro espiatorio generale, mettendoci abbondantemente anche del suo.
Non è, però, l’allenatore la causa di tutti i mali. Con questo spirito inizia la settimana che ci condurrà al derby contro la Reggina al “Granillo”. Una partita che non va spiegata o interpretata, un match che fa storia a sè in una stagione. E’ cambiato tutto rispetto all’andata e quel Messina sull’orlo del fallimento riuscì a battere la squadra considerata favorita per la promozione. Tutto è cambiato in quest’arco temporale e tutti i protagonisti di questa storia devono assolutamente evitare che domenica possa capitare un’altra catastrofe.
Perché subire una sconfitta fa parte del calcio, essere umiliati e perdere la propria dignità è un qualcosa che non possiamo più permettere sulla sponda biancoscudata dello Stretto.


